La nascita del Soccorso Alpino, Adamello

Rifugio Bedole

“Quando qualcuno cadeva in montagna, per soccorrerlo, solitamente partiva una guida da Pinzolo assieme a tre o quattro aiutanti volontari che gli andavano dietro. Era così dappertutto, non solo da noi. Ma era un problema, perché questi volontari avevano spesso buona volontà, ma scarsa preparazione e a volte si finiva per dover soccorrere anche loro. Finché si aveva a che fare con qualche caviglia storta su un sentiero comodo ancora passi, ma quando si trattava di recuperare un ferito con fratture multiple, o qualche danno alla spina dorsale, magari in mezzo a una via di arrampicata, servivano alpinisti provetti e con delle buone nozioni di medicina.
Nel 1952 quattro persone si ritrovarono in questo rifugio. Uno era il gestore, mio padre, guida e soccorritore come mio nonno e come lo sono io. Poi c’era il dottor Schernia di Caderzone, il Presidente della SAT di allora e un’altra guida di Pinzolo. Assieme decisero di istituire un organo che riunisse e insegnasse a quelli che volevano partecipare ai soccorsi le varie manovre da compiere per recuperare un ferito in montagna. Grazie a questa formazione sarebbero stati in grado di garantire il maggior livello di sicurezza possibile sia a sé stessi che agli infortunati.
Grazie a loro quattro, qui, quel giorno, nacque il Soccorso Alpino”.

Storia scritta per Campiglio Dolomiti

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