2/3 La perlustrazione, Sergio

Rumo

“Di una io e il mio amico troviamo l’entrata sepolta da foglie, sassi e aghi di abete. La liberiamo. È un buco molto stretto che scende quasi verticale per tre metri, poi procede in piano. Il primo tratto è infestato da ragni enormi, che hanno colonizzato l’ingresso. Dopo sei metri troviamo una biforcazione e davanti ad essa c’è un buco nel pavimento, profondo un metro e mezzo, che scende stringendosi a cono. Da lì si può accedere a una miniera sottostante. Il mio amico prova a calarsi, io rimango dove sono, in caso di pericolo almeno uno deve essere pronto a correre fuori per chiamare i soccorsi. Dopo mezzo millennio di clausura l’aria è pesante, ogni tanto ci fermiamo aspettando che si crei un po’ di ricircolo. Un’ora e mezzo di perlustrazione sempre in ginocchio e siamo distrutti fisicamente. Tutto sommato il nostro sopralluogo è durato poco, avevamo un faro grande attaccato a un gruppo elettrogeno all’esterno, i caschetti e lo spirito da esploratori. Quelli che scavarono questi tunnel, qui dentro ci passavano la vita, lavoravano con degli utensili pesanti e faticosi ed erano illuminati da delle lanternine che appendevano alla roccia e che facevano una luce simile a quella delle candele. Se le lucerne si spegnevano dovevano uscire al buio dando testate a destra e manca. Troviamo un salone ampio e ci stendiamo un po’ per riposare. Lui si gira da un lato e io dall’altro. Lui grida hei Sergio, ho trovato un martello! Io invece allungando la mano scopro un ferro di cavallo che i minatori solevano mettere sotto gli zoccoli di legno per evitare che si consumassero sulla roccia”.

Storia scritta per Val di Non

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