4/4 L’insegnamento delle castagne, Alice

Drena

“Amo le castagne, ma non sono un frutto facile. Quando lo mangi è morbido e dolce, oltre che nutriente, ma per goderne il sapore devi prima accettare di piegarti a terra fino a romperti la schiena, di farti pungere le dita dai ricci, di raccogliere pugni di mosche se l’annata è cattiva. Penso che con la vita, per quanto mi riguarda, funzioni pressappoco allo stesso modo. Fino a qualche anno fa mi sentivo un’altra persona. Ero chiusa, timida e insicura. Non avevo mai accettato la scomparsa di mia madre e credo che lo stesso valesse per papà, che cercava di nascondere la sua fragilità dietro una grande forza d’animo. Quando anche lui se n’è andato, la sua morte avrebbe potuto farmi precipitare ulteriormente in me stessa, invece mi ha dato una spinta in avanti, verso la maturità. Da ragazzina spaventata sono diventata una donna adulta, aperta verso il mondo. Questo non significa che non ho più paura, ma che so gestirla meglio. E tenere il castagneto si è rivelata una scelta giusta, perché io e Giulia abbiamo trovato un modo per poter continuare a dialogare con nostro padre. Lui ha creato tutto questo, per una vita ci ha investito tutto ciò che aveva e la sua presenza, quando mi avvicino ai suoi alberi, è quasi palpabile. Ogni volta, venire qui è come incontrarlo ancora.”

Storia scritta per Garda Trentino

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